A volte, per andare lontano, bisogna prima rallentare
Slow Rider è la newsletter per riscoprire il piacere di vivere, vestirsi e viaggiare lentamente.
Rifletto su ciò che acquistiamo e indossiamo, dell’impatto che ha sulla Terra e su coloro con cui la condividiamo. La meta è contemplare stili di vita con effetti positivi sull’individuo e la collettività, locali e globali, per umani e non umani; gesti che onorano i legami di interdipendenza che ci uniscono le une alle altre.
Documento itinerari di viaggio su due ruote attraverso luoghi ignorati dal turismo convenzionale traboccanti di cultura, storia e bellezza. L’obiettivo è viaggiare con cura e rispetto nei confronti dei luoghi che ci ospitano e delle comunità che li rendono unici.
Con Slow Rider scoprirai:
Consigli per coltivare un armadio ricco di stile, con capi versatili e contemporanei, creati con criteri elevati criteri di responsabilità sociale e ambientale.
Designer immersi nella creazione di abbigliamento, accessori e arredi di inestimabile valore estetico e gentili verso l’ambiente.
Consigli su applicazioni, e-commerce e negozi dove acquistare la crème de la crème in materia di abbigliamento e artigianato etico e sostenibile.
Destinazioni per viaggiare con cui fare un figurone a cena, come le mete segrete di Aotearoa Nuova Zelanda.
Slow Rider atterrerà sulla tua casella di posta giovedì alle 8:00 AM, una o due volte al mese.
“Pronto? Con chi parlo?”
Mi chiamo Valerie e ho inaugurato Slow Rider all’alba del 2025, mentre viaggiavo su due ruote lungo Aotearoa Nuova Zelanda.
Contemplo come rispettare la Terra da quando, a 6 anni, ho eletto Sir David Attenborough a guida spirituale personale (anche se lui non lo sa).
Mi ipnotizzano le cose belle create con virtù da un decennio, passione che mi ha incanalata a cofondare rén collective a Milano nel 2017, un’organizzazione attiva nella promozione della moda responsabile in Italia.
Vivo in bicicletta dal tramonto del 2024, quando ho convinto lui a pedalare con me attraverso Oceania.
La chiarezza prima di tutto
Nei miei scritti declino la maggior parte degli aggettivi al femminile singolare e plurale perché sottintendo l’uso della parola ‘persona’ o ‘persone’ per indicare un gruppo di esseri umani. Spesso prediligo l’uso del femminile sovraesteso.
Nel riferirmi a luoghi geografici, uso i nomi originali e ancestrali con cui sono conosciuti da quando la storia, quella non eurocentrica e colonialista, ne ha memoria. Per questo motivo, ad esempio, userò Aotearoa per riferirmi alla Nuova Zelanda, Naarm a Melbourne, Quisqueya alla Repubblica Dominicana, e così via.
E infine, nella mia scrittura prediligo l’impiego attivo di mani e neuroni, non l’IA. Impiego l’Em Dash da una vita e non cambierò il mio stile di scrittura solo perché piace molto anche all’IA—The Em Dash is dead, long live the Em Dash.
Te Aroha,
Valerie Sara


